C’è una data che Urbano Cairo deve aver cerchiato, probabilmente anche due o tre volte, sul suo calendario. Ed è quella del 25 luglio. Perché persa la battaglia contro Blackstone sul ricorso contro i lodi arbitrali, ecco se ne apre subito un’altra, quella in cui la giudice americana Andrea Masley si pronuncerà sulla questione giurisdizionale. Il fondo Usa spera infatti che sia la corte newyorkese a esprimersi sul caso aperto con Rcs, a cui chiede un risarcimento da quasi 600 milioni di euro. Lo spera, perché giocherebbe in casa. E perché i costi di una causa negli Stati Uniti potrebbero rivelarsi eccessivamente onerosi per il gruppo editoriale italiano. Comunque vada, non sarà neanche questa la battaglia definitiva: il giudice potrebbe  sempre decidere che non è New York il terreno di confronto. Tutto verrebbe ridiscusso. Magari di nuovo a Milano, o forse a Londra.

Cairo dovrà versare 260mila euro a Blackstone di spese legali

Di sicuro, Cairo ha ancora un bel po’ di tempo a disposizione per capire che tipo di impatto avrà sui conti la questione che mette di fronte la casa editrice del Corriere della Sera e Blackstone per il palazzo di via Solferino. Se tutto va bene, se ne riparlerà a fine anno, se non a inizio 2023. Per ora, l’imprenditore deve versare 260mila euro per le spese legali del ricorso non andato a buon fine di Rcs, la battaglia appena persa, per l’appunto, su cui si è espressa mercoledì 8 giugno la Corte d’Appello di Milano.

In buona sostanza, i giudici hanno confermato quanto già stabilito dal Tribunale in primo grado, e quindi probabilmente una volta per tutte (pare difficile il ricorso in Cassazione, per uno scontro giudiziario in atto da anni) sulla correttezza con cui si svolse la compravendita del 2013, e sul valore della storica sede del Corriere della Sera. Blackstone acquistò lo stabile di via Solferino per 120 milioni di euro, riaffittandolo all’editore per 10,4 milioni l’anno. Un’operazione, per Rcs, conclusa a un prezzo troppo basso, dettata dalle difficoltà economico-finanziarie del gruppo e da ritenersi quindi viziata da “usura”. Da qui il ricorso.

La Corte d’Appello dà torto a Rcs: compravendita regolare

E invece anche la Corte d’Appello ha decretato la regolarità dell’operazione: nessun risarcimento dovuto. “Nessuna sproporzione tra il prezzo di vendita dell’immobile e il valore stabilito da successive perizie”. La cifra è stata il “frutto dell’incontro tra domanda e offerta secondo le regole del libero mercato”. “La trattativa si è svolta in modo trasparente e competitivo, compulsando il mercato dei potenziali acquirenti, e il mercato non ha fornito offerte più convenienti”. Questi alcuni passaggi contenuti all’interno della sentenza, in tutto diverse decine di pagine.

Respinta anche la richiesta di Blackstone

Respinta anche l’impugnazione incidentale proposto dal fondo Usa, che chiedeva a sua volta la condanna di Rcs per “lite temeraria”. Per il giudice,  pur nella convinzione che si sia trattato di un’iniziativa giudiziaria particolarmente aggressiva da parte del gruppo editoriale, “non ci sono gli estremi del dolo e della colpa grave”. Ciò nonostante, e come già ribadito, è Blackstone ad aver portato a casa la partita. Anche in virtù di un passaggio lasciato aperto da parte della Corte d’Appello, sulla possibilità che eventuali danni riflessi patiti possano esser fatti valere in altra sede dal fondo. Pur consapevole del fatto che il valore dell’edificio, negli anni, è salito assieme al mercato immobiliare milanese. In questo senso chiedere un risarcimento per danni economici potrebbe non essere semplice.

Nel procedimento, Blackstone è stato assistito dagli avvocati Giuseppe Iannaccone, Carlo Pavesi, Francesco Gatti e Anna Melgrati, mentre per Rcs c’erano i legali Sergio Erede, Francesco Mucciarelli, Laura Salvaneschi e Riccardo Bordi.

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