Consolida i minimi della vigilia Piazza Affari dopo aver aggiornato il valore più basso dall’8 novembre scorso a 23.600 punti, in quella che è la seduta post Bce che ha alzato i tassi secondo le attese di 50 punti base (grafico sotto), annunciando però che l’inasprimento monetario non si fermerà. Ed è proprio questo aspetto della politica dell’Eurotower ad aver gelato i mercati ieri, che hanno chiuso in profondo rosso. Nessun rimbalzo in apertura, ma movimenti tutti sotto la parità.

Azimut ed Eni i più comprati

Chi fa meno peggio è proprio Milano, -0,2% a 23.695 punti in avvio, grazie ad Azimut, che ha firmato con Unicredit una lettera di intenti che definisce i principi fondamentali per la distribuzione in Italia di nuovi prodotti di risparmio gestito. Lettera che il mercato ha apprezzato: il titolo vola con un guadagno di +5%. Acquisti anche su Eni, +0,8%, perché il governo potrebbe ridurre di un quarto la base imponibile per la tassa sugli extra profitti, e su Iveco, +0,7% come Pirelli.

Grf Ftse Mib by Borsa Italiana

I btp italiani rendono più dei titoli di stato greci

Il più venduto è Diasorin, con un rosso pari a -3,6%, seguito da Interpump che cede il 2,12%. Ancora pesante Moncler, -1,8%. Più degli azionari, a soffrire la severità della Bce è lo spread, che si è riportato a ridosso dei 220 punti base. Il rendimento del btp decennale è schizzato nuovamente sopra il 4,3% ai massimi da oltre un mese (grafico sotto). Sotto pressione anche il bund tedesco, che supera il 2,1%. Da segnalare come il titolo di stato italiano sia tornato a rendere di più rispetto a quello greco (4,37% contro il 4,2% ellenico).

I btp italiani rendono più dei titoli di stato greci

Il più venduto è Diasorin, con un rosso pari a -3,6%, seguito da Interpump che cede il 2,12%. Ancora pesante Moncler, -1,8%. Più degli azionari, a soffrire la severità della Bce è lo spread, che si è riportato a ridosso dei 220 punti base. Il rendimento del btp decennale è schizzato nuovamente sopra il 4,3% ai massimi da oltre un mese (grafico sotto). Sotto pressione anche il bund tedesco, che supera il 2,1%. Da segnalare come il titolo di stato italiano sia tornato a rendere di più rispetto a quello greco (4,37% contro il 4,2% ellenico).

Indice Pmi manifatturiero sopra le attese in Francia e Germania

Guardando il resto dell’Europa, Francoforte cede lo 0,6% a 13.893 punti, più pesante Parigi che riporta -0,9% a 6.462 punti. Nessuna reazione ai dati relativi all’indice Pmi del settore manifatturiero, che cresce più delle attese in Germania (47,4 contro il 46,3 del consensus) e in Francia (48,9 contro 48,2). In entrambi i casi il settore rimane in contrazione perché al di sotto dei 50 punti.
Da monitorare anche il mercato valutario. L’indice del dollaro si è consolidato attorno a 104,5 (grafico sotto) dopo il balzo dell’1% nella sessione precedente, con gli investitori che valutano la recessione ormai certa sia in Europa che negli Usa con i segnali delle banche centrali che rimangono aggressivi. Vanno in questa direzione i dati che mostrano l’attività di vendita al dettaglio negli Stati Uniti e il Pmi manifatturiero, diminuiti molto più del previsto. Come a dire: l’aggressiva campagna di inasprimento della Fed sta già rallentando l’economia. Euro dollaro ha raggiunto 1,0734 con le decisioni della Bce, poi si è riportato in area 1,06 mostrando grande volatilità anche in virtù delle prospettive di crescita riviste nettamente al ribasso da parte dell’Eurotower.