Nuove vendite sul comparto energetico e sulle banche. Acquisti invece sui titoli difensivi, come le utility e il beverage, Campari in primis. Piazza Affari rispecchia l’apertura in rosso degli indici europei, ma anche la chiusura dei mercati asiatici e l’andamento dei futures di Wall Street. D’altronde è la settimana delle decisioni inerenti alla politica monetaria di molte banche centrali. La Fed innanzitutto, le cui previsioni si sono riassestate sul rialzo di 75 punti base (e non di 100, come si è creduto in un primo momento), tuttavia è sempre più probabile che i tassi supereranno il 4% nel 2023.

A ruota seguiranno la Bank of England, la Banca centrale svizzera, quella norvegese e la Bank of Japan. Nella notte la Cina ha ulteriormente aumentato le iniezioni di liquidità per spingere su crescita e consumi. Tuttavia, come detto, gli indiic hanno chiuso in sofferenza, in primis Hong Kong, scambiato a un minimo di quasi 6 mesi (-1,04%) mentre lo Shanghai composite ha esteso le perdite registrate la scorsa settimana (-0,3%, record negativo da maggio).

Piazza Affari, rosso di oltre un punto percentuale

Dopo un’ora di contrattazioni Milano perde l’1,1% a 21.868 punti. Francoforte cede lo 0,7% a 12.653 punti, da seguire Volkswagen, che domenica ha dichiarato di puntare a una valutazione Ipo fino a 75 miliardi di euro per Porsche. Parigi è l’indice peggiore: -1,2% a ridosso della soglia psicologica dei 6.000 punti: se venisse infranto tale supporto occhio al target successivo in area 5.750. Madrid riduce le perdite: -0,4%, a 7.951 punti. Lo spread rimane sotto quota 230 punti base, con il rendimento del decennale btp che resta appena sopra il 4%, resistenza che corrisponde all‘1,8% del bund tedesco.


Grf Ftse Mib by Borsa Italiana

Come anticipato, a Piazza Affari l’apertura ha visto acquisto sulle utility come Italgas e A2A, i farmaceutici come Amplifon e Campari. Ma dopo un’ora di scambi le vendite travolgono anche i settori difensivi, con Campari (+0,2%) e Atlantia (+0,04%) a fare da eccezioni. Il mercato vende il settore petrolifero: Saipem -4,7%, Eni -2,4% che stacca la cedola del dividendo. Pesante anche Nexi (-2,3%) e in generale i bancari con Finecobank in primis (-2,1%) ma, fuori dall’indice principale, anche Mps, sospeso per eccesso di ribasso (-6,7%). Da segnalare l’ingresso nel Ftse Mib di Buzzi Unicem (-1,5%) al posto di Exor.

Petrolio sotto gli 85 dollari al barile, segnali di ripresa dalla Cina

Forte calo anche del petrolio, con il Wti a 84,5 dollari al barile (grafico sotto). Le tre settimane di ribasso così si prolungano, complice l’aggressiva stretta monetaria in arrivo e i timori di recessione che continuano a pesare sulle prospettive della domanda, in vista dell’embargo dell’Unione Europea sul petrolio russo a dicembre. Nel frattempo, la città cinese di Chengdu ha revocato un blocco di due settimane, aumentando le speranze di una più ampia riapertura in tutto il più grande importatore di greggio del mondo. Per quanto riguarda l’offerta, la scorsa settimana le società energetiche statunitensi hanno aggiunto per la prima volta in tre settimane impianti di perforazione di petrolio e gas naturale, indicando un aumento della produzione in futuro.

Come anticipato, a Piazza Affari l’apertura ha visto acquisto sulle utility come Italgas e A2A, i farmaceutici come Amplifon e Campari. Ma dopo un’ora di scambi le vendite travolgono anche i settori difensivi, con Campari (+0,2%) e Atlantia (+0,04%) a fare da eccezioni. Il mercato vende il settore petrolifero: Saipem -4,7%, Eni -2,4% che stacca la cedola del dividendo. Pesante anche Nexi (-2,3%) e in generale i bancari con Finecobank in primis (-2,1%) ma, fuori dall’indice principale, anche Mps, sospeso per eccesso di ribasso (-6,7%). Da segnalare l’ingresso nel Ftse Mib di Buzzi Unicem (-1,5%) al posto di Exor.

Petrolio sotto gli 85 dollari al barile, segnali di ripresa dalla Cina

Forte calo anche del petrolio, con il Wti a 84,5 dollari al barile (grafico sotto). Le tre settimane di ribasso così si prolungano, complice l’aggressiva stretta monetaria in arrivo e i timori di recessione che continuano a pesare sulle prospettive della domanda, in vista dell’embargo dell’Unione Europea sul petrolio russo a dicembre. Nel frattempo, la città cinese di Chengdu ha revocato un blocco di due settimane, aumentando le speranze di una più ampia riapertura in tutto il più grande importatore di greggio del mondo. Per quanto riguarda l’offerta, la scorsa settimana le società energetiche statunitensi hanno aggiunto per la prima volta in tre settimane impianti di perforazione di petrolio e gas naturale, indicando un aumento della produzione in futuro.

Il gas scende ancora dopo il -9% della scorsa settimana

In questa fase di ribassi un po’ ovunque non fa eccezione neanche il gas europeo, ora a 170 euro per megawattora, ai minimi dal 25 luglio dopo il -9% della scorsa settimana (grafico sotto): anche in questo caso si tratta della terza “ottava” di fila di ribassi. A contribuire alla discesa dei prezzi l’aumento delle scorte e le ampie forniture di gas naturale liquefatto provenienti dagli Usa. Gli investitori ora monitorano i piani dell’Europa per frenare l’impennata dei prezzi dell’energia: i ministri dell’Energia si incontreranno il 30 settembre per approvare le varie proposte.

Dollaro ancora sui massimi dell’ultimo ventennio

In controtendenza, ma perfettamente allineato con l’andamento recente del mercato, il dollaro continua a performare ai massimi dell’ultimo ventennio e sopra i 110 punti nel dollar index. Euro di nuovo sotto la parità a 0,997 (-0,3%) mentre la sterlina, dopo i minimi storici di venerdì (1,1350) rimane debole contro il biglietto verde a 1,1370, cedendo lo 0,4% (grafico sotto). I mercati sono chiusi per lutto nazionale nel giorno del funerale della Regina Elisabetta (presenti Sergio Mattarella e la figlia), per il quale non mancano le polemiche, perché le celebrazioni verranno pagati con le tasse dei contribuenti. La forza del dollaro continua a impattare negativamente sull’oro, che rimane sotto la soglia psicologica dei 1.680 dollari l’oncia (-0,6%) e le criptovalute in generale, a partire dal bitcoin, che rompe al ribasso i 18.500 dollari.