Pesano come macigni le parole di Jerome Powell a Jackson Hole. E così il dollaro torna a volare mentre  l’Europa parte in rosso, ancora influenzata dal crollo di Wall Street di venerdì e dalla posizione tutt’altro che accomodante del presidente della Fed. Che ha escluso ogni allentamento sul rialzo dei tassi nonostante la lieve frenata dell’inflazione a luglio. Aggiungendo che la difficoltà di famiglie e imprese è il prezzo da pagare per raggiungere l’obiettivo.

I Fed Funds ora prevedono un aumento di 75 punti base a settembre, sarebbe il terzo di fila. Stesso rialzo potrebbe stabilirlo la Bce, anch’essa vista più aggressiva dopo le dichiarazioni di Isabel Schnabel, membro del board dell’Eurotower che a Jackson Hole ha dichiarato: “Anche se entriamo in recessione, non abbiamo altra scelta che proseguire il processo di normalizzazione dell’inflazione (grafico Ue sotto NdR)“. E oggi pomeriggio si attende il discorso di Philip Lane, capo economista della Bce e tra i pochi a esporsi in passato sulla tenuta del cambio euro dollaro, per la sesta seduta consecutiva al di sotto della parità.

Indici europei in gap down: è il mercato dollaro centrico

Dopo mezz’ora di scambi tutti i principali indici del vecchio continente registrano gap down importanti. Piazza Affari perde lo 0,7% a 21.727 punti. Francoforte supera l’1% di ribasso a 12.842 punti. Parigi scende dell’1,05% a 6.209 punti mentre Madrid cede l’1,2% a 7.969 punti. Spread stabile a 230 punti base, rendimento del btp che sale al 3,8% superando la prima resistenza in area 3,6%. Nell’ultimo mese i titoli di stato poliennali rendono il 30% in più ma è il bund tedesco, oggi a +1,5%, ad aver registrato l’impennata maggiore: +120%. In sostanza il decennale tedesco, considerato il più affidabile, ha più che raddoppiato la propria “inaffidabilità”. A Milano positivi i bancari, trainati da Banco Bpm che sale dell’1,4%, acquisti anche su Tenaris, +1,3% e Diasorin +0,6%. Vendite sulle utility tra A2A (-2,4%) e Hera (-1,9%). 


Grf Ftse Mib by Borsa Italiana

Gas, il prezzo scende grazie alla Germania

Gli appuntamenti della settimana in agenda macroeconomica non mancano: la giornata più importante è mercoledì. Oltre all’indice Pmi del manifatturiero in Cina, dove la crescita procede a rilento, occhio all‘inflazione in Eurozona (si prevede un ulteriore aumento, dall’8,9% al 9%) e ai dati relativi al lavoro negli Usa, in uscita fino a venerdì.

Sul fronte delle materie prime, per quanto, come detto, sia la Germania il paese più a rischio per quanto riguarda le forniture di gas, proprio Berlino ha rassicurato il mercato comunicando di avere gli impianti di stoccaggio di metano pieni dell’85% il prossimo mese. Anche per questo motivo i prezzi sono crollati di oltre il 12% scivolando sotto i 300 euro per megawattora (grafico sotto) dopo un aumento del 40% la scorsa settimana. Le prospettive rimangono incerte dal momento che mercoledì Gazprom interromperà i flussi in Europa per lavori di manutenzione. Anche la Norvegia, che ha superato la Russia come il più grande fornitore di gas all’Europa sulla scia della guerra in Ucraina,  ridurrà le esportazioni tra manutenzione pianificata e non.

Gas, il prezzo scende grazie alla Germania

Gli appuntamenti della settimana in agenda macroeconomica non mancano: la giornata più importante è mercoledì. Oltre all’indice Pmi del manifatturiero in Cina, dove la crescita procede a rilento, occhio all‘inflazione in Eurozona (si prevede un ulteriore aumento, dall’8,9% al 9%) e ai dati relativi al lavoro negli Usa, in uscita fino a venerdì.

Sul fronte delle materie prime, per quanto, come detto, sia la Germania il paese più a rischio per quanto riguarda le forniture di gas, proprio Berlino ha rassicurato il mercato comunicando di avere gli impianti di stoccaggio di metano pieni dell’85% il prossimo mese. Anche per questo motivo i prezzi sono crollati di oltre il 12% scivolando sotto i 300 euro per megawattora (grafico sotto) dopo un aumento del 40% la scorsa settimana. Le prospettive rimangono incerte dal momento che mercoledì Gazprom interromperà i flussi in Europa per lavori di manutenzione. Anche la Norvegia, che ha superato la Russia come il più grande fornitore di gas all’Europa sulla scia della guerra in Ucraina,  ridurrà le esportazioni tra manutenzione pianificata e non.

Powell indebolisce anche il rame

In aumento il prezzo del petrolio, con il Wti oltre i 94 dollari al barile. Alla notizia dei tagli alla produzione indicati dall’Arabia Saudita da parte dell’Opec+ si aggiunge la notizia della guerra civile in Libia, che alimentano i timori di ulteriori interruzioni dei flussi petroliferi, oltre alle interruzioni di un importante terminal di esportazione di greggio in Kazakhistan.

Le parole di Powell hanno causato importanti vendite anche sul rame. Perché il rallentamento economico globale rischia di rivelarsi maggiore del previsto. Il prezzo del copper, indicatore importante della salute dell’economia globale, scende così del -3,4% a 3,6 dollari per libbra (grafico sotto), ai minimi degli ultimi due mesi. Tuttavia l’oro rosso rimane al di sopra dei minimi di inizio anno di circa il 15%, tra scorte basse e tagli alla produzione.

Dollaro ai massimi degli ultimi 20 anni

Nel mercato valutario, come ormai ci ha abituato da mesi il mercato, con l’azionario che scende ecco che il dollaro ricomincia a salire in maniera importante. Il biglietto verde ora è a livelli record da 20 anni a questa parte a quota 109,4 sul dollar index. L’euro rimane sotto la parità a 0,9943, in calo dello 0,2%. Ancora molto debole la sterlina che aggiorna i minimi da maggio 2020 a quota 1,16. Debole anche il bitcoin, che scivola nuovamente sotto i 20.000 dollari. Da ferragosto la principale criptovaluta ha dimezzato i guadagni (-22%) registrati da giugno (+43%).