Gazprom chiude i rubinetti del gas e le borse precipitano. Solo in apertura Piazza Affari cede il 2,1% a 21.458 punti. L’indice peggiore è il Dax di Francoforte, -2,6% a 12.700 punti. Sotto i due punti percentuali Parigi, -1,9% a 6.048 punti, e Madrid, -1,8% a 7.789 punti ma dopo la prima ora di contrattazioni le perdite si accentuano, con la piazza tedesca che supera il 3% di rosso. In netto aumento lo spread, che rompe la soglia dei 240 attestandosi a 243 punti base, salgono anche i rendimenti di tutti i decennali europei, con il btp decennale sempre a ridosso del 4%. 


Grf Ftse Mib by Borsa Italiana

Ma la volatilità più ampia è ovviamente quella legata al prezzo del gas. La scorsa settimana il Ttf aveva raggiunto il minimo a 214,6 euro per megawattora, il punto più basso degli ultimi 20 giorni. Perché il gasdotto Nord Stream avrebbe riaperto prima del previsto, perché la Germania aveva dichiarato di essere già all’85% dello stoccaggio e perché il G7, ma anche l’Unione Europea, aveva avviato i colloqui per concordare un tetto al prezzo del gas. Ma l’ennesima chiusura, stavolta totale, annunciata nel fine settimana da parte di Gazprom, secondo cui un ulteriore guasto avrebbe colpito nuovamente il gasdotto, puntando il dito contro l’Europa, colpevole di non aver provveduto alla manutenzione, ha causato l’impennata del prezzo del metano, ora a 265 euro al megawattora, per un rialzo del 20% (grafico sotto). 

Ma la volatilità più ampia è ovviamente quella legata al prezzo del gas. La scorsa settimana il Ttf aveva raggiunto il minimo a 214,6 euro per megawattora, il punto più basso degli ultimi 20 giorni. Perché il gasdotto Nord Stream avrebbe riaperto prima del previsto, perché la Germania aveva dichiarato di essere già all’85% dello stoccaggio e perché il G7, ma anche l’Unione Europea, aveva avviato i colloqui per concordare un tetto al prezzo del gas. Ma l’ennesima chiusura, stavolta totale, annunciata nel fine settimana da parte di Gazprom, secondo cui un ulteriore guasto avrebbe colpito nuovamente il gasdotto, puntando il dito contro l’Europa, colpevole di non aver provveduto alla manutenzione, ha causato l’impennata del prezzo del metano, ora a 265 euro al megawattora, per un rialzo del 20% (grafico sotto). 

Ministri Ue al lavoro per il tetto al prezzo del gas

Il 9 settembre i ministri dell’Ue si riuniranno per un vertice di emergenza energetica e mettere sul tavolo misure speciali per combattere l’aumento dei costi, si parla di un tetto da applicare agli operatori che non superi i 110 euro per megawattora e sarebbe l’Unione stessa a provvedere alla copertura del disavanzo, emettendo nuovo debito (ma si tratta, per ora, solo di una bozza, la cui presentazione potrebbe avvenire il 14 settembre).

Tornando ai mercati, Wall Street è chiusa per festività, dunque la liquidità attesa è inferiore, e questo potrebbe essere una buona notizia per gli investitori guardando all’entità delle perdite nella seduta odierna. Gli unici titoli in guadagno nel Ftse Mib sono inevitabilmente gli energetici, con Tenaris che sale dell’1,3% ed Eni dello 0,9%. Sotto pressione le banche: Unicredit è la maglia nera a quota -4,1%. Bper Banca cede il 3,5% come Campari, Banco Bpm il 3,4%.


Grf Ftse Mib by Borsa Italiana

Sul fronte dei dati macroeconomici, l’indice Pmi legato al settore dei servizi delude le aspettative in Germania e in Eurozona, segnando una fase di contrazione pari a 46,9 per la Germania nel mese di agosto (consensus 47,6, dato di luglio 48,1), e pari a 48,9 (consensus 49,2, luglio 49,9) per l’Eurozona. Va meglio l’Italia, sopra i 50 punti e quindi ancora in fase di espansione: a luglio 50,5 l’indice dei direttori degli acquisti, superiore alle attese (48,3) e al dato precedente (48,4).

La Cina rallenta, a rischio la domanda di petrolio

Già detto del gas, in netta ripresa anche il prezzo del petrolio. Continua la politica dell’Opec di mantenere bassa la produzione. I rallentamenti dell’economia cinese potrebbero causare un brusco calo della domanda ed è questo a indurre i produttori ed esportatori del greggio a calmierare l’offerta. Wti a 89 dollari al barile, +2,2% (grafico sotto), stesso rialzo per il Brent, a 95,32 $.

Sul fronte dei dati macroeconomici, l’indice Pmi legato al settore dei servizi delude le aspettative in Germania e in Eurozona, segnando una fase di contrazione pari a 46,9 per la Germania nel mese di agosto (consensus 47,6, dato di luglio 48,1), e pari a 48,9 (consensus 49,2, luglio 49,9) per l’Eurozona. Va meglio l’Italia, sopra i 50 punti e quindi ancora in fase di espansione: a luglio 50,5 l’indice dei direttori degli acquisti, superiore alle attese (48,3) e al dato precedente (48,4).

La Cina rallenta, a rischio la domanda di petrolio

Già detto del gas, in netta ripresa anche il prezzo del petrolio. Continua la politica dell’Opec di mantenere bassa la produzione. I rallentamenti dell’economia cinese potrebbero causare un brusco calo della domanda ed è questo a indurre i produttori ed esportatori del greggio a calmierare l’offerta. Wti a 89 dollari al barile, +2,2% (grafico sotto), stesso rialzo per il Brent, a 95,32 $.

Dollaro sopra 110, sterlina ed euro scariche

E il mercato ribassista non fa che rafforzare ulteriormente il dollaro. Il biglietto verde supera agevolmente la soglia dei 110 punti sul proprio indice principale, con un massimo di 110,27 (+0,3%, grafico sotto). l’euro ha rotto al ribasso quota 0,99 con un minimo intraday di 0,9877, prima di riportarsi a 0,9921. Scarica anche la sterlina, abbondantemente sotto 1,15 e sempre più vicino a superare al ribasso i minimi di marzo 2020 all’epoca dei primi lockdown. Per molti analisti ancor più della debolezza dell’euro sarebbe “inquietante” il silenzio a riguardo della Bce, che giovedì prenderà una decisione sul rialzo dei tassi, probabile di 75 punti base.