Sweet November. Again. Ancora una volta il mese di novembre, più in generale l’autunno, si conferma periodo favorevole per i mercati finanziari. Nel 2020 l’annuncio del vaccino di Pfizer diede la spinta finale alle borse per la ripresa post covid. L’anno scorso le trimestrali delle Big tech beneficiarono di un 2021 brillante portando Wall Street a nuovi record. Ieri, giovedì 10 novembre, l’inflazione americana ha iniziato a scendere in maniera decisiva.

Decisiva perché oltre le aspettative. E perché in calo anche rispetto a settembre. Un 7,7% (grafico sopra) che ha restituito enorme fiducia da parte degli investitori nei confronti del mercato azionario. Che ha festeggiato come non faceva da marzo 2020: Sp500 e Nasdaq hanno chiuso la seduta migliore degli ultimi due anni, vedi il +7,3% dell’indice tecnologico e le big tech, sempre loro, in super rally: Meta +10,2%, Apple +8,9%, Amazon +12%, Nvidia +14%.  Le borse europee non sono state da meno con Francoforte e Piazza Affari che hanno chiuso con un +3,5% e un +2,5%. Giù i rendimenti e tutti al di sotto della loro soglia psicologica. Il btp italiano ha rotto il 4% al ribasso, stesso movimento per il t-note americano mentre il bund tedesco è andato sotto il 2%. Con conseguente calo dello spread sotto i 200 punti, come non succedeva da luglio.


Grf Ftse Mib by Borsa Italiana

Forti le vendite sul dollaro, che va ben al di sotto dei 110 punti sul proprio indice principale. E finalmente l’euro si riporta sopra la parità, forse per restarci un po’ più a lungo rispetto all’ultimo periodo: il guadagno settimanale della moneta unica nei confronti del biglietto verde è superiore al 3%. Anche la sterlina è ai massimi da agosto a 1,1760, per un guadagno dello 0,4%.

E come spesso accade in questi casi, per un dollaro mai così debole negli ultimi 3-4 mesi corrispondono materie prime, metalli preziosi e indutriali soprattutto, di nuovo brillanti. Oro in area 1.760 dollari l’oncia. Argento a quota 21,8 $, rame a 3,8 dollari per libbra. Rally importanti anche per platino e palladio, metalli necessari per l’industria automobilistica, rispettivamente +9,7% e +8,8%. Segnali di vita anche del bitcoin, che recupera il 10% dopo il -24% di inizio settimana a causa della vicenda Ftx-Binance.

Dunque il peggio è passato? Ni. Nel senso che l’inflazione riguarda il dato degli Stati Uniti. Dove il picco ormai è alle spalle e probabilmente ha smesso di registrare aumenti senza controlli, ma l’indice dei prezzi al consumo resta ancora piuttosto alto, se si pensa che nel 2019 era attorno al 2%, quasi 4 volte più basso. L’Europa? Stamattina il dato dell’inflazione in Germania dice chiaramente che siamo ancora indietro: +10,4% (grafico sotto) nuovo massimo storico per quanto fosse previsto dagli analisti. Probabile che la Fed inizierà pertanto l’allentamento della propria politica monetaria (50 punti base nel meeting di dicembre?), difficile che la Bce faccia altrettanto.

Forti le vendite sul dollaro, che va ben al di sotto dei 110 punti sul proprio indice principale. E finalmente l’euro si riporta sopra la parità, forse per restarci un po’ più a lungo rispetto all’ultimo periodo: il guadagno settimanale della moneta unica nei confronti del biglietto verde è superiore al 3%. Anche la sterlina è ai massimi da agosto a 1,1760, per un guadagno dello 0,4%.

E come spesso accade in questi casi, per un dollaro mai così debole negli ultimi 3-4 mesi corrispondono materie prime, metalli preziosi e indutriali soprattutto, di nuovo brillanti. Oro in area 1.760 dollari l’oncia. Argento a quota 21,8 $, rame a 3,8 dollari per libbra. Rally importanti anche per platino e palladio, metalli necessari per l’industria automobilistica, rispettivamente +9,7% e +8,8%. Segnali di vita anche del bitcoin, che recupera il 10% dopo il -24% di inizio settimana a causa della vicenda Ftx-Binance.

Dunque il peggio è passato? Ni. Nel senso che l’inflazione riguarda il dato degli Stati Uniti. Dove il picco ormai è alle spalle e probabilmente ha smesso di registrare aumenti senza controlli, ma l’indice dei prezzi al consumo resta ancora piuttosto alto, se si pensa che nel 2019 era attorno al 2%, quasi 4 volte più basso. L’Europa? Stamattina il dato dell’inflazione in Germania dice chiaramente che siamo ancora indietro: +10,4% (grafico sotto) nuovo massimo storico per quanto fosse previsto dagli analisti. Probabile che la Fed inizierà pertanto l’allentamento della propria politica monetaria (50 punti base nel meeting di dicembre?), difficile che la Bce faccia altrettanto.

Mercati che questa mattina proseguono il rimbalzo avviato alla vigilia, con Piazza Affari in guadagno dell’1% ai massimi degli ultimi cinque mesi. A livello tecnico, Guido Gennaccari, analista di Trading Room Roma, spiega: “Sono tre i segnali che il Ftse Mib potrebbe aver toccato il bottom di periodo: il primo riguarda la negatività per investire, che è scesa sotto -60, classico livello di ripartenza in passato. Il secondo segnale è la competitività italiana, che ha quasi raggiunto quella francese. Infine, ogni volta che i prestiti hanno superato la raccolta in termini di crescita, il mercato ha trovato un minimo da cui ripartire”.