Fin troppo prevedibile il rimbalzo odierno sui mercati europei dopo la seduta da panic selling di martedì 5 luglio su tutti gli asset finanziari eccezion fatta per il dollaro. Non è crollato soltanto l’azionario, con Piazza Affari indice peggiore, -3%, ma anche il prezzo del petrolio, letteralmente scivolato di dieci punti percentuali sui timori che la recessione possa annientare la domanda.

Ne è uscito con le ossa rotte anche l’euro, ai minimi degli ultimi vent’anni a 1,02, praticamente vicino alla parità con il biglietto verde. La volatilità imperversa sui mercati ma anche sulle previsioni del prossimo ciclo economico. Fino a ieri sembrava che gli Stati Uniti potessero entrare in recessione tecnica entro l’anno, a causa della politica estremamente restrittiva della Fed, pronta a tutto pur di combattere l’inflazione (e stasera ci sono i verbali). Da non sottovalutare in questo senso le curve dei rendimenti dei titoli di stato americano, di nuovo invertiti, con il treasury a due anni che rende il 2,8304%, al di sopra del t-note decennale a 2,8% (grafico sotto), segnale chiaro che prevede scenari recessivi.

Eurozona in recessione prima degli Usa?

Da qualche tempo però si sta facendo strada l’idea che sia l’Unione europea a rischiare per prima e la caduta dell’euro va proprio in questa direzione. La causa vera è legata allo shock legata al prezzo delle materie prime, in primis il gas, ieri a 165 euro per megawattora tra forniture sempre più con il contagocce da parte della Russia e scioperi in Norvegia. Nella seduta odierna il metano ha registrato in apertura dei mercati europei una correzione di undici punti percentuali, con il prezzo di nuovo in area 155 € (grafico sotto) : le contestazioni in Scandinavia sembrano essersi esaurite, mentre dalla Germania arriva il via libera alla seconda fase del piano di emergenza per il gas, che prevede un monitoraggio più attento del mercato e soprattutto la riattivazione delle centrali a carbone.

Rimbalza anche Londra, dove Boris Johnson rischia grosso

Piazza Affari guadagna lo 0,8% a 20.878 punti. A doppia velocità Francoforte: +1,5% a 12.590 punti. Ancora meglio Parigi, che cresce dell’1,7% a 5.894 punti mentre Madrid, +0,5%, ha riacciuffato la cifra tonda di 8.000 punti. Rimbalza anche la borsa di Londra dopo il -2,8% di ieri, aggravato dai timori di una caduta del governo di Boris Johnson, oggi sotto torchio in Parlamento dopo una serie di dimissioni da parte dei ministri delle finanze e della sanità che hanno sottolineato la sua inadeguatezza a governare. Un’incertezza che si riflette anche sulla sterlina, da diverse settimane tra le valute più deboli in assoluto.

A Milano tonica Nexi, +3,9%, assieme a Stmicroelectronics, +3%. Bene anche le aziende legate all’export, che potrebbero trarre vantaggio dalla valuta debole come Moncler, +2,3%, e Campari, +1,6% mentre continuano le vendite su Saipem, oggi -5,2% a 2,47 euro ad azione. Vendite anche sul bancario, ieri sotto pressione con lo spread tornato sopra i 200 punti base.


Grf Ftse Mib by Borsa Italiana

Oro e argento sui minimi della vigilia

Anche sui metalli preziosi e industriali i prezzi rimangono molto bassi nonostante i rimbalzi tecnici in corso. L’oro consolida i minimi della vigilia a 1.770 dollari l’oncia dopo il -2,3% di martedì. Ancora più pesanti le perdite dell’argento (-3,7%), ora di nuovo sotto i 20 $ (grafico sotto). Tuttavia è l’andamento del rame che più degli altri metalli manda segnali importanti. Ieri ha rotto al ribasso i 3,4 dollari per libbra fino a quota 3,2, prima di riportarsi sui supporti precedenti. Solo nel mese di giugno ha smarrito il 30% e questo potrebbe essere un altro segnale verso la recessione.

Oro e argento sui minimi della vigilia

Anche sui metalli preziosi e industriali i prezzi rimangono molto bassi nonostante i rimbalzi tecnici in corso. L’oro consolida i minimi della vigilia a 1.770 dollari l’oncia dopo il -2,3% di martedì. Ancora più pesanti le perdite dell’argento (-3,7%), ora di nuovo sotto i 20 $ (grafico sotto). Tuttavia è l’andamento del rame che più degli altri metalli manda segnali importanti. Ieri ha rotto al ribasso i 3,4 dollari per libbra fino a quota 3,2, prima di riportarsi sui supporti precedenti. Solo nel mese di giugno ha smarrito il 30% e questo potrebbe essere un altro segnale verso la recessione.

“L’euro risente della divaricazione dei tassi tra Europa e Usa”

Sul fronte delle valute, euro rimane a quota 1,0230 (grafico sotto del primo semestre)  nel cambio con il dollaro, come detto è record negativo negli ultimi 20 anni. La moneta unica ha sofferto i dati Pmi legati ai servizi, positivi ma scesi ai minimi da gennaio, ma anche del divario delle politiche monetarie tra Fed e Bce, come spiega Saverio Berlinzani, analista ActivTrades: “L’euro risente delle aspettative legate a una divaricazione dei tassi d’interesse tra le due aree Europa e Usa. Le prospettive negative sulla crescita adesso penalizzano il vecchio continente in modo decisamente più importante rispetto agli Stati Uniti”.

Prosegue Berlinzani: “La guerra conta, le sanzioni anche, come spiegazioni dell’andamento della valuta europea, tuttavia sorprende anche l’atteggiamento della Bce: nel giorno in cui l’euro ha toccato il minimo degli ultimi 20 anni con una price action che ha evidenziato come la valuta europea stia perdendo liquidità, l’istituto ha lasciato che il tasso di cambio sprofondasse senza rilasciare dichiarazioni, lasciando intendere che un deprezzamento possa anche far comodo. Nessuno, da Francoforte, sembra voglia ergersi a difensore della moneta unica, almeno per ora”.

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