C’è la tempesta sul mercato valutario nella notte. C’è il dollaro che infrange nuovi record, indebolendo ulteriormente oro e petrolio. C’è Piazza Affari unico indice positivo in Europa in apertura ma con il rendimento dei titoli di stato italiani ai massimi degli ultimi nove anni. La volatilità attesa dalla preannunciata vittoria di Giorgia Meloni alle elezioni politiche si è manifestata praticamente al primo secondo dopo l’inizio dello spoglio. Alle 23 in punto l’euro ha segnato un nuovo record negativo con il dollaro a 0,9660. Questo vuol dire che negli ultimi vent’anni la moneta unica non è mai stata così debole come alla pubblicazione dei primi exit poll che davano Fratelli d’Italia in netto vantaggio.

Effetto Meloni? Piazza Affari regge

Ciò nonostante, le preoccupazioni tra gli investitori sul fatto che improvvisi cambiamenti politici dettati dall’elezione a premier di Giorgia Meloni possano impedire l’acceso a oltre 200 miliardi di di euro di fondi di recupero dall’Ue, per ora, non si vedono. Milano cresce dell’1,4% dopo un’ora di scambi (grafico sotto) e un avvio appena sopra la parità mentre il resto delle borse Ue galleggiava sotto lo zero. C’è da considerare anche il tonfo di Wall Street di venerdì a cui è probabile segua questo pomeriggio un rimbalzo tecnico (futures positivi), ma è evidente che, per il momento, su Piazza Affari non si vedono le vendite tanto temute nei giorni scorsi, confortata anche dal fatto che la coalizione di centrodestra non abbia raggiunto la maggioranza qualificata, necessaria per riformare la Costituzione.


Grf Ftse Mib by Borsa Italiana

Precipita ancora la sterlina nella notte

Il vero market mover del mercato resta il timore della recessione, e infatti il presidente della Fed Christine Lagarde è attesa in settimana a un colloquio con la Commissione Ue per spiegare come intende gestire l’inflazione portando, di fatto,  l’economia sotto lo zero. Timore che ha travolto il Nikkei di Tokyo (-2,6%) e, come detto, le valute. Il dollaro ha raggiunto quota 114,52 nel proprio paniere principale, aggiornando i massimi dal 2002. A soffrire maggiormente è la sterlina, che crolla a 1,03, nuovo minimo storico, prima di risalire a 1,07.

Le motivazioni vanno ricercate nell’annuncio di venerdì del nuovo governo del Regno Unito guidato da Liz Truss: un piano volto a stimolare la crescita che include diversi tagli alle tasse, inclusa la cancellazione di un aumento pianificato dell’imposta sulle società al 25%, mantenendolo al 19%, per un costo totale di 45 miliardi di sterline entro il 2026-27.  Annuncio che non è stato gradito dagli investitori, che temono un aumento del debito del Paese a livelli insostenibili, in un momento di recessione incombente.

Spiega Saverio Berlinzani, analista ActivTrades: “Stiamo vivendo un mercato dei cambi in fibrillazione. Quello che abbiamo visto questa notte sul pound britannico è un flash crash paragonabile solo a quanto accadde nel 1985: mica per niente siamo nella medesima area di minimi 1,0327 (grafico sotto NdR). Anche lo yen giapponese si è riportato sopra 144 alle soglie di intervento della scorsa settimana della Bank of Japan. Una sorta di caos valutario, che senza interventi decisi delle banche centrali, potrebbe portare al collasso”.

Precipita ancora la sterlina nella notte

Il vero market mover del mercato resta il timore della recessione, e infatti il presidente della Fed Christine Lagarde è attesa in settimana a un colloquio con la Commissione Ue per spiegare come intende gestire l’inflazione portando, di fatto,  l’economia sotto lo zero. Timore che ha travolto il Nikkei di Tokyo (-2,6%) e, come detto, le valute. Il dollaro ha raggiunto quota 114,52 nel proprio paniere principale, aggiornando i massimi dal 2002. A soffrire maggiormente è la sterlina, che crolla a 1,03, nuovo minimo storico, prima di risalire a 1,07.

Le motivazioni vanno ricercate nell’annuncio di venerdì del nuovo governo del Regno Unito guidato da Liz Truss: un piano volto a stimolare la crescita che include diversi tagli alle tasse, inclusa la cancellazione di un aumento pianificato dell’imposta sulle società al 25%, mantenendolo al 19%, per un costo totale di 45 miliardi di sterline entro il 2026-27.  Annuncio che non è stato gradito dagli investitori, che temono un aumento del debito del Paese a livelli insostenibili, in un momento di recessione incombente.

Spiega Saverio Berlinzani, analista ActivTrades: “Stiamo vivendo un mercato dei cambi in fibrillazione. Quello che abbiamo visto questa notte sul pound britannico è un flash crash paragonabile solo a quanto accadde nel 1985: mica per niente siamo nella medesima area di minimi 1,0327 (grafico sotto NdR). Anche lo yen giapponese si è riportato sopra 144 alle soglie di intervento della scorsa settimana della Bank of Japan. Una sorta di caos valutario, che senza interventi decisi delle banche centrali, potrebbe portare al collasso”.

Effetto Meloni/2: spread in aumento, rendimento btp ai massimi dal 2013

Tornando all’Italia, spread in aumento fino a 239 punti base, vicino ai massimi del mese. Pesa il rendimento del btp decennale che segna un +4,5%, mai così alto negli ultimi nove anni. Con questi valori, in condizioni normali, potremmo ritrovarci davanti a un differenziale molto più alto ma a frenare tutto c’è il bund tedesco, il cui rendimento continua a salire: il 2,13% raggiunto oggi è nuovo record dal 2011 sui timori di una recessione sempre più probabile in Germania.

A Piazza Affari rally di Tim, +6,3%, gli investitori evidentemente si aspettano un svolta per il piano di acquisizione di Cdp nei confronti della compagnia tlc dopo la netta vittoria di FdI alle elezioni. Forti acquisti anche su Finecobank (+4,3%), Moncler (+3,6%) e Banca Generali (+3%) mentre le vendite maggiori si concentrano sulle utilitites (Enel -1,4%) ed Eni (-0,7%).


Grf Tim by Borsa Italiana

Ancora vendite su petrolio e gas europeo

Guardando alle materie prime, come detto il petrolio scende ancora: ormai è ai minimi del 2022. Il Wti consolida i valori della vigilia al di sotto degli 80 dollari al barile (-1,12%). Discorso non tanto diverso per il gas europeo, che scende del -6% a 173 euro per megawattora, il prezzo non è mai stato così basso negli ultimi due mesi grazie alle abbondanti forniture di gnl provenienti dagli Stati Uniti che hanno permesso di riempire i siti di stoccaggio prima della sessione invernale: siamo al 90%.

Incidono anche gli ampi interventi sul mercato energetico stabiliti dalle autorità europee per contenere l’impennata dei prezzi dell’energia, a partire dalla raccolta di 140 miliardi di euro da “prelevare” dai profitti delle società energetiche, il taglio obbligatorio al consumo e l’aumento della liquidità, tutti provvedimenti ancora da approvare dagli Stati membri. I prezzi del gas naturale in Europa rimangono circa sei volte superiori alla media del periodo dell’anno. 

Ancora vendite su petrolio e gas europeo

Guardando alle materie prime, come detto il petrolio scende ancora: ormai è ai minimi del 2022. Il Wti consolida i valori della vigilia al di sotto degli 80 dollari al barile (-1,12%). Discorso non tanto diverso per il gas europeo, che scende del -6% a 173 euro per megawattora, il prezzo non è mai stato così basso negli ultimi due mesi grazie alle abbondanti forniture di gnl provenienti dagli Stati Uniti che hanno permesso di riempire i siti di stoccaggio prima della sessione invernale: siamo al 90%.

Incidono anche gli ampi interventi sul mercato energetico stabiliti dalle autorità europee per contenere l’impennata dei prezzi dell’energia, a partire dalla raccolta di 140 miliardi di euro da “prelevare” dai profitti delle società energetiche, il taglio obbligatorio al consumo e l’aumento della liquidità, tutti provvedimenti ancora da approvare dagli Stati membri. I prezzi del gas naturale in Europa rimangono circa sei volte superiori alla media del periodo dell’anno.